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Pari e Uguali
Associazione per la parità di genere, contro la discriminazione e la violenza nei confronti della donna
 


 

 

L’incomunicabilità fra i generi
La millenaria “incomunicabilità di genere” (che però non smette di affascinarci)

 

Uomini e donne parlano lingue diverse

Lei più complicata e tortuosa, lui ignora le sfumature e va dritto al punto. Nella comunicazione e nell’approccio

 

«Io voi donne proprio non vi capisco». Quando ho ascoltato per l’ennesima volta questa frase da un amico che scuoteva la testa avvilito mentre si confidava con me, ho tirato fuori tutto il mio sapere psicologico, indottrinandolo sul mondo misterioso del genere femminile, quello che lui lamentava sconsolato di non conoscere affatto.
I problemi di comprensione reciproca in realtà sono facilissimi da risolvere: basta capire che gli uomini e le donne sono semplicemente diversi, parlano in modo diverso, pensano e capiscono in modo diverso, e la stessa situazione, e a volte perfino la stessa frase, se esce dalla bocca di un uomo o una donna spesso ha due significati differenti. Per l’esempio, quando un maschio dice: «Amore non c’è niente che non va», spesso vuole eludere semplicemente la nostra domanda. Ma se le stesse parole le sentite pronunciare da una donna, state certi, che ella sta per già dissotterrando l’ascia di guerra. È il bello e il brutto della diversità d genere, ma capire che è una cosa assolutamente naturale e scontata è fondamentale per mantenere solidi i rapporti interpersonali.
Noi donne abbiamo una comunicazione molto più elaborata di quella maschile, più complicata e tortuosa, perché siamo lì a decodificare i gesti, le espressioni del viso, i toni della voce dell’uomo che abbiamo davanti, e se lui ci guarda in un certo modo, noi subito ci chiediamo che cosa abbia voluto dire e quale messaggio abbia voluto segretamente mandarci. La risposta è “nessuno”, perché loro ci guardano e basta, e non sono interessati al modo di veicolare lo sguardo: dietro quel lampo degli occhi che noi analizziamo come un enigma, non c’è affatto un retro pensiero come quello che avremmo avuto noi, ma solo un semplice desiderio, di amore, di interesse o di indifferenza, a seconda dei casi, nient’altro.
GIUDIZI DIFFERENTI
Immaginare che gli uomini pensino e agiscano come noi è un errore tipico della nostra mentalità. Che tende a omologare erroneamente il genere maschile al proprio, a sottintendere che ragioni al nostro stesso modo, che agisca con le nostre stesse intenzioni e finalità, senza valutare di essere di fronte a un soggetto diverso. Noi donne per esempio ci guardiamo, e molto, e a volte ci facciamo una radiografia dalla testa ai piedi in due secondi, sfornando pareri sulla bellezza, sulla femminilità, sulla sobrietà e sulle dimensioni cerebrali della malcapitata che ci sta di fronte, e chiediamo subito conferma del nostro infallibile check-up all’uomo che ci siede vicino, il quale naturalmente non condivide nessuna delle nostre valutazioni, pur facendo finta di essere d’accordo o restando in silenzio.
Perché noi donne ci ostiniamo a ignorare che il concetto maschile di femminilità è completamente diverso dal nostro, e che una bella ragazza discreta, elegante e di classe, quella che ammiriamo, a lui fa colare a picco l’eros e il desiderio, mentre è notoriamente eccitato dalla bellezza esagerata, vistosa ed esibita, quella che noi consideriamo terribilmente volgare, che invece gli uomini considerano terribilmente sexy.
Noi donne commettiamo sempre l’errore di sottolineare al nostro uomo il nostro parere su un’amica che riteniamo scarsa o impresentabile, provinciale e senza personalità, mentre lui per istinto la considererà subito desiderabile, e i suoi giudizi saranno esattamente opposti ai nostri. L’attrazione fisica dell’uomo, infatti, inizia a cinquanta metri di distanza da una donna, e non ha pressoché nulla a che fare con il suo temperamento o il suo carattere, perché quando un uomo incontra una donna che gli piace, non fa alcuna correlazione immediata tra la sua intelligenza e il desiderio che prova, dal momento che per lui le due cose sono distanti e dissociate, non considerate complementari. E mentre noi commentiamo con lui il modo di vestire della potenziale rivale, spesso, ridicolizzandolo perché di pizzi e merletti, lui quel vestito nemmeno lo guarda, perché immagina solo quello che ci troverebbe sotto.
Noi donne non ci sediamo mai a prendere un caffè con uno che consideriamo un cretino, non all’altezza del nostro intelletto e delle nostre aspettative, e non ci interessa per niente nemmeno scambiare due parole con lui, mentre l’uomo, nella stessa situazione al contrario, è attratto eccome anche dalla più comune oca patentata, perché desidera solo concludere la sua conoscenza, pur sapendo bene che poi fori dal letto non avrà in effetti mai nulla in comune con lei.
NULLA IN COMUNE
Noi donne, inoltre, pensiamo di prendere l’iniziativa, sia in termini di approccio che dal punto di vista sessuale, rischi di provocare una scarsa considerazione nella mente maschile, che verremmo giudicate leggere e omologate a quei modelli che noi critichiamo tanto, e che sono invece quelli che accendono l’eccitazione degli uomini, provocano in loro un’attrazione quasi irresistibile, per l’essere stati scelti, desiderati e voluti in modo inaspettato ed esplicito, cosa che all’uomo sembrerà favolosamente attrattiva.
La sessualità maschile è prevalentemente di tipo visivo, oltre che ormonale e istintiva, mentre noi invece la esprimiamo molto fisicamente, con il linguaggio degli occhi e del corpo, ma insieme pretendiamo le attenzioni, le parole, i gesti e le intenzioni future sottintese prima di lasciarsi andare, ci interroghiamo su che cosa succederà il giorno dopo e se ne vale davvero la pena, e così facendo, anche di fronte ad uno che ci piace tantissimo, le probabilità che quella sera ognuno dorma a casa propria sono altissime.
Noi donne creiamo da sole notevolissimi problemi di comunicazione verbale o fisica con l’altro sesso, perché ci ostiniamo a ragionare in modo femminile, senza ricordarci che di fronte abbiamo uno che parla un’altra lingua, diversa dalla nostra, e che non usa il vocabolario per tradurre le nostre parole, e che quindi spesso non ci comprende, e non perché non sia disposto ad entrare in sintonia con noi, ma soltanto perché siamo noi che non abbiamo imparato ad essere bilingue.
Noi donne ci lamentiamo quando parliamo e lui non ascolta, quando ci ascolta e non capisce, quando capisce e poi si dimentica quel che gli abbiamo detto, per cui apparecchiamo delle conversazioni che risultano infinite e inutili, litigando anche con ardore, e ci ricordiamo ogni singola parola e ogni singola risposta di quelle discussioni, e quelle parole le ritiriamo fuori dopo una settimana o dopo un mese come pietre, ancora forti e vive dentro di noi, creando sconcerto e stupore in quell’uomo, perché lui non solo non ricorda più il motivo di quel litigio, ma nel frattempo ha dimenticato anche che sia avvenuto.
COMPLICITÀ E BUGIE
Noi donne vogliamo essere corteggiate, amate, inseguite e desiderate, guardate come se non ci fossero altre donne al mondo, e sogniamo il principe azzurro sapendo bene che non esiste, anzi materializziamo quell’idea di uomo perfetto, che magari avevamo accanto e che abbiamo scartato, in una continua ricerca di quello più giusto, che ci capisce, che ci somiglia, che ci piace e che purtroppo vive solo nelle nostre fantasie femminili.
Questi uomini in realtà esistono davvero, ma sono solo quelli veramente innamorati, quelli che capita di incontrare due o tre volte al massimo nella vita, e poi, siccome l’innamoramento ha vita breve, gli atteggiamenti cambiano, e cambiamo anche noi, ma restiamo attaccate a quel sentimento d’amore assoluto e di complicità provato che nel tempo si è naturalmente modificato, per cui cominciamo a dubitare, interrogarci e soprattutto a interrogarlo per sapere il livello del suo amore, sospettando di qualunque nuova conoscenza femminile, cioè indispettendoci e allarmandoci per un pericolo che non esiste, ma che si deposita fermo nelle nostre convinzioni. A nulla valgono le sue rassicurazioni che per noi odorano di bugie, come non servono a niente le parole e i discorsi dimostrativi ai quali non crediamo, perché noi cerchiamo le prove del delitto, e vogliamo vedere il morto che non c’è.
Oddio, a volte capita anche di trovarselo tra i piedi, quel cadavere nudo e sensuale, ma sappiate che quell’omicidio è stato compiuto con premeditazione, per sfuggire alla nostra persecuzione continua, alla pistola puntata carica di recriminazioni, per cui l’uomo sceglie consapevolmente di morire godendo tra le braccia di un’altra piuttosto che agonizzare lentamente tra le nostre. Anche se, bisogna dirlo, continuerà a lamentarsi di non capire le donne e di non averle mai capite, e anche se noi continueremo ad adorarli, quegli uomini che non ci capiscono.

 

 

 

 

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