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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritą
 


N° 021/2018  
FONTE: Cronache e Opinioni GIORNO E DATA: giugno 2018
PAGINA: 08 e 09 AUTORE: Luciano Verdone

 

 

Luciano Verdone, professore di filosofia e psicologia insegna pedagogia presso la pontificia Università Lateranense, ha scritto l’interessante articolo che vi proponiamo per il Cronache e Opinioni mensile del Centro Femminile Italiano. Il cambiamento, o metamorfosi, che la ragazza affronta nell’itinerario a diventare donna, cambiamenti fisici e psichici, oltre ad affrontare una realtà della vita che non sospettava. Bellissimo articolo meritevole da leggere con attenzione. R.B.


PASSAGGI DEL PRESENTE

 

Il sonno di Biancaneve 

 

Una bambina fra i tre e i sei anni si presenta come un vulcano di curiosità e vivacità relazionale. La sua esistenza orbita attorno alla famiglia e ad un fantastico mondo interiore fatto di bambole, colori a pastello e giochi di finzione. Ma subito dopo ella si addentra nel mare del cambiamento. Si confronta con un mondo difficile, disorientante. Lo stesso gruppo dei coetanei, necessario quanto il cibo e la casa cambia atteggiamento verso di lei. Maschi e femmine si spiano come mondi estranei. Una barriera sembra scendere fra i sessi nell’età della latenza (sette anni – pubertà). Per un ciclo si sette anni la ragazza sarà interessata da una metamorfosi psichica e spirituale non meno sorprendente di quella fisica che sta modellando il suo corpo, trasformandola in donna.
È dimostrato che le ragazze tendono a “perdere la voce”, cioè la spontaneità e la sicurezza, appena prima della pubertà. È l’età in cui dichiarano apertamente di aver compreso che dire la verità è sciocco0, pericoloso, causa di conseguenze spiacevoli. Tale eclissi di percezione di sé viene definita da alcuni studiosi come Sonno di Biancaneve”. Biancaneve, dopo aver mangiato la mela avvelenata, cade in un sonno simile alla morte. Si sveglia quando un principe affascinante, attratto dalla sua bellezza, la bacia. Il triste messaggio di questa storia è che l’unica possibilità di realizzazione per una ragazza è quella di piacere a un uomo.
La ragazza uscirà dal tunnel dell’inibizione quando avrà conquistato una nuova definizione di sé. Quale? Soggiacenza rassegnata o sofferta ai modelli. Opposizione a vita contro il sistema maschio centrico. Oppure, definizione autonoma, capace di conciliare gli opposti.
Nel famoso libro Ragazze che diventano donne, la psicologa Mary Pipher scrive: “Nella prima adolescenza alle ragazze accade qualcosa di drammatico. Proprio come aerei e navi che scompaiono misteriosamente nel Triangolo delle Bermuda, così s’inabissano le identità delle ragazze… Le fiabe catturano l’essenza di questo fenomeno: le giovani donne mangiano mele o si pungono con aghi avvelenati e s’addormentano per anni”.
“Ragazzine che nella seconda infanzia erano realizzate. Esuberanti e disinvolte – scrive la psicoterapeuta Joan Borisenko in Essere donna – diventano spesso adolescenti insicure, depresse e confuse… Il dramma adolescenziale di Biancaneve è stato considerato, nel tempo, come una questione di potere, o meglio come una questione di relativa impotenza femminile. Scrittrici con personalità diverse come Simone de Beauvoir e la neofreudiana Karen Horney credono che il dubbio e la depressione della ragazza adolescente insorgano parallelamente alla sua crescente consapevolezza che le donne nella nostra cultura hanno poco potere se non diventano adorate e sottomesse appendici degli uomini”.
La donna di oggi, non appena si affaccia all’età adolescenziale, s’imbatte nel conflitto fra due schemi di femminilità. Il “modello biologico”, registrato nel cervello ancestrale, per cui gli uomini di tutte le culture preferiscono donne energiche, dai fianchi larghi, grassottelle e dalla pelle chiara, in quanto queste caratteristiche sono di buon auspicio per la capacità di procreare. Ed il “modello culturale” che è quello della star cinematografica dal corpo lungo e asciutto. “È di moda essere magre – osserva sempre la Borisenko – e quando le pressioni sociali contrastano la biologia si preparano grossi guai”. “Il corpo femminile tondeggiante – nota la psicologa Catherine Steiner-Adair – ha rappresentato simbolicamente il valore dei rapporti, l’interdipendenza e l’interrelazione tra le persone”. L’anoressia sarebbe dunque un inconscio sciopero della fame, in cui la ragazza eleva una protesta politica contro una società che ha girato le spalle alla supremazia della relazione, svalutando valori centrali femminili che sono basilari per l’identità dell’adolescente.
La donna di oggi è dunque intrappolata in un dilemma: è meglio rinunciare a se stessa per rispondere alle esigenze degli altri o rinunciare agli altri? Essere una donna brava o… essere egoista? Infatti, una delle regole non dette del comportamento adulto femminile è che la donna debba tamponare i conflitti, anche se ciò vuol dire soffocare i propri sentimenti. Appena l’adolescente impara questa regola corre il rischio di diventare una “spugna psichica” per le emozioni negative della famiglia e degli amici. Genitori alcolizzati, per esempio, potrebbero continuare a vivere beatamente mentre la figlia adolescente cerca di risolvere i problemi familiari, simbolicamente, attraverso i sogni o, realmente, facendosi venire un’ulcera.
La tendenza a farsi carico delle difficoltà altrui è considerata dalla psicologa Peggy Claude - Pierre come causa profonda dell’anoressia. Nel libro Fame d’amore ella sostiene che alla base dei problemi alimentari della ragazza vi è una sindrome definita CNC, cioè Condizione di Negatività Cronica, che la rende patologicamente sensibile a tutti i limiti della realtà cosmica e sociale, attivando nel profondo il comando mentale del suicidio differito nel tempo attraverso l’anoressia.
Per superare il “sonno di Biancaneve” la ragazza deve risolvere la questione evolutiva fondamentale dell’adolescenza femminile. Il dilemma “Dove inizio io e dove finiscono gli altri?”. Ed ancora: “Posso badare ai miei bisogni e contemporaneamente mantenere rapporti con gli altri?”.
Questo compito di bilanciare i due aspetti dipende dallo sviluppo di un talento che la psicologa Hanet Surrey chiama “autenticità relazionale”. Uno stile di comunicazione che consiste nell’accettare contemporaneamente sia la propria identità che la relazione con gli altri.
Una donna è emotivamente libera quando riesce ad immedesimarsi con gli altri, a condividere le loro emozioni (empatia) senza cedere alla tentazione di caricarsi dei loro problemi (identificazione), né a quella opposta dell’indifferenza e dell’isolamento.

 

 

 

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